ECCO IL TESTO DI UNA MAIL SCRITTA DA UNA DOCENTE PER NOI


Ecco quello che vorrei che arrivasse al Sig. Carè e agli altri soccorritori.
L’incontro di oggi con i soccorritori dell’Associazione “Angeli sconosciuti” si è rivelato, senza dubbio, uno dei momenti più intensi, interessanti ed emozionanti a cui abbia mai assistito. Non mi aspettavo un coinvolgimento così profondo, né una narrazione tanto autentica e toccante.
Fin dalle prime parole, è emersa una modalità comunicativa fortemente empatica, quasi familiare: quella di un padre che parla ai propri figli, con sincerità, responsabilità e desiderio di lasciare un segno.
I soccorritori hanno condiviso esperienze personali, raccontando con grande umanità cosa significhi vivere ogni giorno a contatto con la strada, con il rischio, con le vittime e con il dolore.
Le loro parole non erano solo testimonianze, ma strumenti di riflessione: hanno saputo mettere i ragazzi di fronte alla realtà, senza filtri, ma con rispetto e sensibilità.
Attraverso immagini concrete e racconti diretti, sono riusciti a rendere tangibile ciò che spesso appare distante o astratto, ma che invece può toccare chiunque, in modo improvviso e irreversibile.
Ciò che ha colpito maggiormente è stato l’atteggiamento degli studenti: raramente li ho visti così attenti, partecipi, immersi in un ascolto autentico e consapevole. Non si trattava di un semplice ascolto passivo, ma di una presenza viva, di un coinvolgimento profondo.
Era evidente che stavano cogliendo il valore di quel momento, percependo quanto quelle parole potessero riguardarli da vicino. In quell’aula magna, nell’aula magna del Marconi, si è creato qualcosa di raro: anche il silenzio, come ha detto uno dei soccorritori, faceva rumore. Un silenzio quasi assordante, carico di significato, che difficilmente avevo percepito in modo così netto.
Nella mia esperienza di docente, mi permetto di dire che conosco i silenzi dei ragazzi: so distinguere un silenzio passivo da uno distratto, da un silenzio invece carico di emozione o di partecipazione. E quello dei nostri studenti, in quell’occasione, era un silenzio profondamente emotivo e fortemente comunicativo, un silenzio empatico, capace di restituire ciò che stavano interiorizzando.
L’incontro ha rappresentato una preziosa opportunità educativa: un’occasione per riflettere sui propri comportamenti, sui rischi che spesso si sottovalutano e sulla velocità con cui, talvolta, si compiono scelte sbagliate. I soccorritori hanno saputo trasmettere non solo competenza, ma anche una straordinaria capacità empatica e comunicativa, rendendo ogni testimonianza accessibile e significativa.
Un momento particolarmente intenso è stato quello dell’ascolto dei genitori di una delle vittime della strada. In particolare, la testimonianza di una madre ha attraversato l’intera aula con una forza difficile da descrivere.
I ragazzi, a loro modo, le sono stati vicini: alle mie spalle si percepiva chiaramente una platea che aveva accolto il suo dolore, che lo stava ascoltando davvero, che stava condividendo, nel silenzio, la sua sofferenza e la sua mancanza. Anche in quel momento, il silenzio parlava, e parlava forte.
Non è stato un incontro facile. I temi affrontati: la sofferenza, la morte, la responsabilità sono complessi e profondi. Eppure, proprio per questo, è stato un incontro necessario. Un’esperienza che resta dentro, che lascia tracce e che invita a fermarsi a pensare.
Da docente, ma anche da madre, auspico che i nostri ragazzi, i miei figli possano continuare ad avere occasioni come questa: momenti in cui incontrare persone capaci di parlare con schiettezza e umanità, capaci di metterli di fronte alle conseguenze delle proprie azioni. Perché comprendere l’errore, prima che accada, può fare la differenza: può salvare una vita, o molte vite, inclusa quella di chi si ama.
Con profonda stima
Prof.ssa Manuela F. Istituto Guglielmo Marconi Verona
Grazie Dirigente e grazie Marco per questa opportunità.



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